Il nuovo regolamento europeo tra le principali novità introduce la possibilità per gli operatori di aderire ad una particolare forma di certificazione che fino ad oggi era possibile solo per gli operatori dei paesi terzi. La certificazione di gruppo ha infatti trovato in passato il suo maggiore impiego nei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da numerose e microscopiche realtà produttive che singolarmente non avrebbero avuto la forza di sostenere certificazioni individuali con una conseguente preclusione ai mercati. La certificazione di gruppo è quindi rivolta ai piccoli agricoltori e consente di aderire al sistema dei controlli con delle semplificazioni e una riduzione dei costi di gestione e di certificazione. Si pone l’obiettivo di rafforzare le reti locali, contribuire allo sviluppo di migliori sbocchi di mercato e oggi, per gli operatori europei, assicura parità di condizioni con gli operatori dei paesi terzi che potevano già beneficiare di questa forma di certificazione. I sistemi di certificazione di gruppo già costituiti nei paesi terzi, conformemente al precedente Regolamento CE 837/2007, dovranno adeguarsi alle nuove regole entro il 1° gennaio 2025. L’adesione a questo tipo di certificazione è consentita esclusivamente a operatori che conducono una superficie ridotta o con volumi di fatturato al di sotto dei 25.000 € annui. Il gruppo di operatori, all’atto della sua costituzione deve individuare un “gestore del gruppo” che è il soggetto che deve farsi carico della gestione di un sistema di controlli interni e valutare l’idoneità dei membri del gruppo anche nel caso dell’ingresso di nuovi membri dopo la costituzione. Il gruppo di operatori ha una personalità giuridica e istituisce un sistema comune di commercializzazione dei prodotti del gruppo, che non possono essere commercializzati dal singolo membro in maniera autonoma. La garanzia per il consumatore e l’affidabilità dei prodotti biologici immessi sul mercato deve comunque essere garantita, e per questo il regolamento prevede che il gruppo di operatori istituisca un sistema di controlli interni, basato su verifiche annuali presso gli operatori del gruppo ed eseguite da ispettori interni che abbiano un’adeguata formazione e che non presentino conflitti d’interesse. Il gestore del gruppo, oltre a coordinare e gestire il sistema dei controlli interni, assume il ruolo di collegamento tra i membri del gruppo e l’organismo di controllo che certifica il gruppo. È, di fatto, responsabile di comunicare tempestivamente eventuali sospetti di non conformità che dovessero emergere nel corso delle verifiche interne, l’eventuale sospensione o revoca dei membri del gruppo e qualsiasi divieto di immissione dei prodotti come biologici sul mercato. In questo sistema il gruppo di operatori, nel momento della notifica, deve comunque individuare un organismo di controllo, autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, che eseguirà i controlli previsti sull’attività del gruppo e rilascerà il certificato necessario per la commercializzazione dei prodotti. L’organismo di controllo, sulla base di una valutazione del rischio, eseguirà dei controlli ispettivi su almeno il 5% dei membri del gruppo di operatori e paragonerà gli esiti dei suoi controlli a quelli eseguiti internamente dal gruppo al fine di valutare l’efficienza del sistema dei controlli interni. Eseguirà inoltre delle verifiche in affiancamento agli ispettori interni in modo da valutarne le competenze. L’organismo di controllo ha inoltre il compito di verificare tutta la documentazione e le registrazioni che il gruppo è obbligato a mantenere per dimostrare la sua conformità al regolamento e la tracciabilità die prodotti. In conclusione la certificazione di gruppo, come già avvenuto nei paesi terzi, è potenzialmente uno strumento che consente anche ai piccoli produttori di aderire a sistemi produttivi sostenibili come il biologico, superando quegli ostacoli amministrativi ed economici che in molti casi costituiscono un vero deterrente. Consentirà l’istituzione di aggregazioni di operatori virtuosi che in collaborazione potranno creare filiere produttive locali utili a consentire l’accesso ai mercati attraverso il sistema comune di commercializzazione dei prodotti. Un elemento di criticità: le attuali regole previste dal regolamento limitano l’accesso al gruppo per quegli operatori che anche di poco non rientrano nei parametri economici o di dimensioni stabiliti, rendendo non omogenea l’applicazione della certificazione di gruppo a filiere già costituite. Altra limitazione è legata alla stretta connessione della certificazione di gruppo con un prodotto specifico, elemento che rende la certificazione di gruppo poco applicabile a quei sistemi comuni che comprendono più prodotti commercializzabili. In questo ultimo caso gli operatori potranno costituire un gruppo per il prodotto comune ma saranno poi costretti a ricorrere a certificazioni individuali per poter commercializzare le altre produzioni biologiche o, in alternativa, dovranno aderire a più gruppi.

Alessandro del Conte
Responsabile schema produzioni biologiche Valoritalia