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Prezzi elevati, vendemmia ai minimi storici

Prezzi elevati, vendemmia ai minimi storici

La vendemmia ai minimi storici di questa annata 2011 costringerà l’Italia a cedere il primato appena conquistato (nel 2010) ai danni della Francia che contrariamente al nostro Paese prevede una crescita della produzione di vino del 6%. Una sciagura quindi? Non proprio, osserva Giorgio dell’Orefice sul Sole 24 Ore, ricordano che Bruxelles negli ultimi anni ha auspicato per il vino italiano una razionalizzazione della produzione per eliminare quella fetta di offerta, spesso di minore qualità, che difficilmente trova spazi sul mercato. E il calo produttivo del 2011, oltre ai fenomeni atmosferici avversi, in buona parte è dovuto proprio alla politica di espianto dei vigneti senza mercato. Quindi i suggerimenti di Bruxelles sembra siano stati ascoltati. Inoltre, il trend di quotazione delle uve che in presenza di una minore offerta, e dopo anni di ribassi, vede oggi i listini spiccare il volo, tanto che se ad agosto si parlava di un +10-20% dei prezzi delle uve, oggi siamo arrivati a registrare su molte piazze un balzo del 35%.

PRODUZIONE DI VINO IN ITALIA AI MINIMI STORICI SECONDO ISMEA
[Maurizio Gily]
Le previsoni di ISMEA e UNIONE ITALIANA VINI differiscono per difetto da quelle di Assoenologi: 42 miloni di ettolitri contro 44. In questo coraggioso tentativo di azzeccare il dato, che ricorda un po' il gioco del porcellino alle fiere di paese, solo a vendemmia conclusa sapremo chi si è avvicinato di più al vero, e forse neppure allora, considerata la storica approssimazione nella raccolta dati che caratterizza il nostro settore malgrado l'imponente sistema di controllo e l'alluvione di carta e adempimenti burocratici. La messa a regime dello schedario viticolo dovrebbe migliorare le cose ma a quanto pare non ci siamo ancora. Comunque è certo che siamo in presesenza di una vendemmia molto scarsa e probabilmente ai minimi storici. Produrremo molto meno vino che in Francia, dove le previsioni sono di circa 49 milioni di ettolitri, dopo che improvvidamente lo scorso anno i TG avevano battuto la grancassa annunciando uno storico sorpasso (e non era neanche vero, c'era già stato nel 2004 se non ricordo male), dimenticando però di dire che la maggior parte dei viticoltori italiani non avrebbero coperto le spese di coltivazione a causa dei prezzi troppo bassi delle uve: all'insegna del "tutto va bene, il morale delle truppe è alto e il rancio ottimo e abbondante". Quest'anno il mercato delle uve e dei mosti sembra più vivace, ma i produttori fanno i conti con quantità minori. Cosa accadrà nei prossimi mesi sul mercato dello sfuso? Meglio non azzardare previsioni. [Fonte: Il Sole 24 Ore 17/10/2011]


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