25 LUGLIO 2011
Al 66° Congresso di Assoenologi un appello in difesa del vero vino italiano
Un tema centrale del 66° Congresso Assoenologi tenutosi a Orvieto quest’estate è stato quello della contraffazione dei prodotti italiani all’estero: fenomeno dilagante al quale tutti sono chiamati a porre un freno. “Una bottiglia su cinque sui mercati internazionali è taroccata - ha dichiarato il Direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli- questo potrebbe sembrare un vanto per le nostre produzioni perché si imita solo quello che è di qualità, ma indubbiamente arreca un grave danno al comparto”.
Per difendere l’immagine e il valore del vino italiano all’estero, la via indicata da Assoenologi è quella di utilizzare le varie analisi a disposizione dei tecnici – anche altamente sofisticate come quella sul dna del vino, dell’acido shikimico, dei flavonoli nei vini bianchi e degli antociani in quelli rossi – per smascherare le frodi. Fulvio Mattivi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach ha sottolineato a tale proposito come la tecnologia possa essere d’aiuto, grazie all’impiego di analisi in grado di smascherare le frodi sia di vini italiani destinati al mercato interno o estero, sia dei prodotti stranieri che entrano nel nostro Paese. Ma ha precisato anche che “il metodo di controllo per via chimica tende a non essere generalizzabile ma a differenziarsi a seconda della tipologia di vino che deve essere analizzata - e che - per mettere a punto gli strumenti è necessario un impegno collaborativo congiunto tra i diversi attori della filiera vitivinicola e degli organi di controllo e, allo stesso tempo, si deve lavorare alla realizzazione di metodologie di analisi di valenza più generale”. [Fonte: Corriere Vinicolo 25/07/2011]