17 OTTOBRE 2011
Come crescono i consumi
Poco prodotto e prezzi in salita, ma l’export continua a tirare e può allargarsi ulteriormente grazie alle prospettive di mercati quali Stati Uniti, Russia e Cina, in forte crescita. Dopo il sorpasso sulla produzione francese realizzato lo scorso anno, quest’anno la produzione di vino italiano calerà mediamente del 13%, a circa 41 milioni di ettolitri, con punte del 25% in Abruzzo e del 20% in Sicilia e Umbria. Soprattutto per effetto della siccità i vigneti hanno reso meno della media in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Sicilia.
C’è meno produzione dunque, ma la qualità rimane eccellente e i prezzi puntano verso l’alto per le produzioni di qualità, sempre più apprezzate anche dal mercato interno. In Italia si beve meno ma di qualità, tanto che secondo le rilevazioni di SymphonyIri Group nei supermercati crescono soltanto le vendite del vino di qualità dai sei euro in su a bottiglia, a cui il consumatore attribuisce un rapporto qualità prezzo favorevole. Una conferma che la cultura del vino ha fatto passi da gigante, specie tra i più giovani.
Quasi il 50% del vino italiano si dirige oltreconfine. Sempre lanciati gli spumanti (+25%). Ma la vera sorpresa, come osservato dal direttore generale Giuseppe Martelli, all’ultimo congresso di Assoenologi, è il vino in bottiglia che mostra un’ espansione dei valori del +7,4%, mentre il valore medio è in crescita del 10,6%. I mercati che nell’ultimo anno hanno considerevolmente aumentato la richiesta di prodotto italiano sono quello cinese (+84,7%) e quello russo (+76,6%)”. Quest’ultimo mercato, che segna le migliori performance, nei giorni scorsi ha applicato dazi che impongono una tassa di 1,6 euro per le bottiglie da 0,75 litri contro gli 0,80 euro imposti alla Francia e alla Spagna. Tradotto vuol dire che il vino italiano a Mosca costerà il 30% in più. Diverso il caso dei mercati orientali, in particolare la Cina, dove ad apprezzare il vino italiano sono sempre più persone e, mentre fino a poco tempo fa erano classi abbienti, l’interesse si sta estendendo iniziando ad interessare anche le classi meno abbienti, che possono acquistare i vini più economici nella varie catene di supermercati. [Fonte: Il Sole 24 Ore 17/11/2011]